SEDUTE INDIVIDUALI
Il processo individuale di recupero
E’ possibile cominciare un processo di recupero subito dopo un’operazione o dopo al trattamento d’urgenza in seguito ad un incidente, durante o dopo la rieducazione, durante la convalescenza oppure anche diversi mesi o anni dopo l’avvenimento.
Un tale processo non rimpiazza un trattamento medico o una rieducazione, ma li completa, li accelera, li sostiene. Può anche precedere e servire da «preparazione» ad un’operazione, permettendo alla persona di affrontare questa scadenza nelle migliori condizioni.Come funziona il recupero
Un trauma blocca dell’energia
Una condizione fisica «limitante» (per esempio articolazione lesa, tendini strappati, dolori persistenti, ecc.) monopolizza una certa quantità d’attenzione e d’energia nella persona sofferente: deve sistemare la sua vita, evitare certe situazioni, essere attenta a non aggravare il suo sintomo, cercare di prevenirlo, rinunciare a certe attività, effettuare dei trattamenti curativi, ecc.
-
Esempio 1
Prendiamo, per esempio, una semplice caviglia rotta (o dei legamenti strappati). La caviglia è immobilizzata, può essere dolorosa, appesantita da un gesso o da una stecca, necessitare un tempo di immobilizzazione e limitare i movimenti.
La persona che ha avuto un tale incidente adatterà evidentemente la sua postura, le sue abitudini di vita e la sua mobilità a questa situazione. Ciò che è meno apparente è che adatterà anche il suo corpo a questa nuova situazione: per limitare il dolore, la persona eviterà certi movimenti, contrarrà certi muscoli, adatterà la sua respirazione, ecc. In un certo modo reagirà a questa nuova condizione perché quest’ultima provochi il minor fastidio possibile.
-
Esempio 2
Un altro esempio con una condizione più seria: un’ernia del disco che impedisce alla persona di camminare o di restare seduta a lungo. Questa persona si è massicciamente adattata alla condizione invalidante. Ha ristretto tutti i livelli della sua indipendenza cercando di risparmiarsi il dolore ed evitando che la condizione si aggravi maggiormente. Adesso è piena di paura, limitata, rinchiusa nelle sue reazioni; non può che regredire o, nel migliore dei casi, stabilizzare il suo stato generale.
Perché? Perché la persona, per la sua o le sue reazione/i al sintomo, impedisce il lavoro di “auto guarigione” del corpo. Una cattiva posizione, delle contrazioni e delle tensioni superflue, una respirazione insufficiente ed una mobilità limitata, costituiscono degli ostacoli ad ogni recupero fisico. A lungo termine, anche se la condizione originale è nettamente migliorata, la persona può avere a che fare con altri disturbi che si sono poco a poco installati fino a diventare cronici. La persona vuole attenuare il trauma e, al contrario – con le sue precauzioni (o l’opposto: forzare e reprimere il dolore, arrestarlo con l’aiuto di analgesici) e le sue reazioni – lo intensifica. Può allo stesso modo soffrire di altri stati (o effetti secondari) come dei disturbi del sonno o della digestione, delle difficoltà a respirare, ecc.
Per esempio, per una caviglia rotta, questo può essere un mal di schiena, un’eccessiva stanchezza delle gambe, dei mal di testa o anche della stitichezza. In effetti, la persona non soffre più della condizione, ma delle sue reazioni.
Il corpo sa «ripararsi» da solo
Il processo di recupero secondo il Metodo Grinberg si occupa specificamente di queste reazioni. E’ possibile migliorare considerevolmente il recupero dopo una ferita e a volte anche recuperare completamente. Come? Attenuando le reazioni al dolore, rilassando le zone troppo tese del corpo, modificando l’attitudine della persona in rapporto al suo sintomo; infine «insegnando al corpo a lavorare». Qualsiasi sia l’importanza di una lesione, se il corpo ha dell’energia, tenterà di ritrovare il suo equilibrio. Questa ricerca d’equilibrio è un insieme di movimenti, di correnti, di flussi che permettono per esempio a dei nervi lesi di ritrovare la loro funzione, a delle fratture di recuperare più velocemente, a delle cicatrici di ridiventare dei tessuti sani, ecc.
Quale attitudine adottare in quanto clienti d’un processo di recupero?
L’attitudine di una persona sofferente di una certa condizione fisica è molto importante; rappresenta una parte essenziale del processo di guarigione o di recupero. Una persona vittima d’una condizione che diventa invadente e diminuisce senza fine la sua qualità di vita, può perdere speranza e motivazione (o al contrario, spossarsi nel resistere costantemente; o fare degli sforzi per reprimere la sofferenza); a quel punto non avrà che poche possibilità di recuperare pienamente.
Se al contrario la persona scopre delle alternative nelle attitudini in rapporto alla condizione, se riesce a diminuire le sue reazioni automatiche e disabilitanti e se scopre numerose risorse nel suo stesso corpo, avrà più possibilità di recuperare e più rapidamente. In più questa attitudine, che acquisirà nel corso di questo processo, giocherà un ruolo preventivo nel suo avvenire e potrà semplicemente essere “riutilizzata” se una nuova condizione sopraggiunge o minaccia di sopraggiungere.
Le differenti tappe di un processo di recupero
Primo incontro
In quanto operatori del Metodo Grinberg, dal momento del primo incontro con il cliente, noi cominciamo da un bilancio fisico di un’ora e mezza. E’ una raccolta d’informazioni sulla condizione da recuperare e su tutto ciò che la riguarda. Queste informazioni sono ottenute sia attraverso domande che con manipolazioni e pressioni sul corpo della persona, al fine di determinare le reazioni, tutto intorno alla condizione, sul corpo intero e sui piedi.
Le sedute di lavoro
Proseguiamo con delle sedute di lavoro sul corpo e sui piedi di un’ora ciascuna, ad un ritmo di 2 - 5 volte alla settimana secondo la natura, l’intensità e l’età del sintomo.
Il cliente e l’operatore lavorano in collaborazione, significa che il cliente partecipa attivamente alle sedute. Noi insegniamo alla persona a familiarizzare con ciò che produce intorno alla condizione; attraverso dei massaggi, le insegniamo a rilassare delle zone del corpo troppo tese, a rinforzare delle regioni che mancano di vitalità, a respirare in una maniera più adeguata ed infine a prestare attenzione a ciò che produce nel suo corpo, che nuoce alla sua guarigione. Progressivamente il cliente imparerà a controllare queste reazioni fino ad essere in grado di non produrle più. Allora “il suo corpo potrà lavorare”: equilibrarsi e ristabilirsi meglio.I bilanci
Rapidamente, la condizione deve migliorare. Ciononostante a volte questo non è lineare; la condizione può sembrare peggiorare dopo 1 o 2 sedute e non cominciare a migliorare che in seguito. Tuttavia i cambiamenti dopo 6 sedute devono essere chiaramente percepiti; è a quel momento che si fa un secondo bilancio. Si verificano i risultati acquisiti e si valuta il cammino che resta da percorrere.
La durata di un processo non è stabilita, dipende dall’importanza e dall’anzianità della condizione: per esempio c’è un’enorme differenza tra una ferita al menisco ed una paraplegia.
La fine del processo di recupero
Quando la condizione ha perso la sua intensità per un tempo sufficiente, effettuiamo un ultimo bilancio ed il cliente continua la sua strada da solo, ricco dei suoi nuovi strumenti. In effetti, nel corso di questo processo avrà acquisito una migliore attenzione al suo corpo, un’attitudine più attiva ed intraprendente ed una migliore responsabilità personale. Saprà far fronte all’avvenire con più coscienza e fiducia nelle capacità del suo stesso corpo.
I risultati di un processo di recupero
Al di fuori della condizione stessa, è tutta la vita di una persona che beneficia di un tale processo, questo va dalla mobilità alla socializzazione, passando per le attività e l’umore generale. Una persona che non è più vittima di un sintomo riscopre delle possibilità nella sua vita alle quali può darsi avesse già rinunciato.
Per riprendere l’esempio della caviglia rotta (esempio 1), ci si può aspettare un più rapido ritorno ad una totale autonomia, l’assenza di dolore e – a lungo termine – meno calcificazione e meno sintomi nella zona incidentata. La persona ritroverà un’andatura normale e cesserà di compensare con il resto del corpo.
Nell’esempio dell’ernia del disco (esempio 2), ci si possono attendere dei risultati ancora più spettacolari. Sia nel caso che la persona decida per un’operazione e – meno vittima – accetti e affronti questo avvenimento con fiducia e determinazione.
Ha più possibilità e controllo sul suo corpo e accelererà la sua convalescenza ed il suo recupero.
Sia nel caso che l’operazione non abbia luogo perché il corpo ha totalmente recuperato e l’intervento non è più necessario. Spesso abbiamo visto simili ernie riassorbirsi.
La persona ha imparato come lei stessa ha creato e mantenuto questa condizione (incidente o cronica). E’ dunque un insegnamento preventivo: la persona sapendo utilizzare meglio il suo corpo, non danneggia più la sua schiena.